Ci sono due elementi concettualmente molto affascinanti nella categoria di super normal proposta e messa a fuoco da Fukasawa e Morrison: il primo è che si tratta di una categoria che si fonda sull'assenza, il secondo è che riposa su una voluta e straordinaria ambivalenza.
L'assenza: l'oggetto super normal non può essere definito che a partire da qualcosa che non c'è. O da qualcosa che non ha. Lo stile, l'identità, l'originalità, l'eccezione: tutto ciò che rivela visivamente un'eccellenza, o una marca connotativa inconfondibile è incompatibile con lo statuto dell'oggetto super normal. La cui principale qualità consiste nella capacità di dissimulare le proprie qualità fino a renderle praticamente invisibili.
L'ambivalenza: per quanto si ragioni sulla categoria proposta da Fukasawa e Morrison, è molto difficile riuscire a capire fino in fondo se super normal sia un ossimoro (super versus normal) o un superlativo assoluto (la massima normalità possibile, la "normalità" nel suo statuto ontologico, nella sua perfezione quintessenziale).
Gli oggetti selezionati da Fukasawa e Morrison sono tutti, di fatto, sia ossimorici sia superlativi: portano la norma ai confini del possibile e al contempo introiettano una sorta di paradossale coincidentia oppositorum. Così "normali" da non esserlo più. Così al contempo "normali" e "eccezionali". Così eccezionali da sembrare normali. Così non percepiti e non percepibili come eccezionali. ...
Silvana Annicchiarico, Design Curator de La Triennale di Milano.
(Super Normal, una mostra curata da/ an exhibition curated by Naoto Fukasawa & Jasper Morrison, 18 - 23 aprile 2007).
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