... . Poichè non c'è alcun soggetto comune o universale della storia umana, non può esserci neppure una "storia dell'umanità universale"
. Esistono solo culture locali, e ciascuna di esse è caratterizzata da pratiche e credenze incomprensibili a ogni altra e forse anche incompatibili.
Sennonchè, come afferma il pragmatista deweyano Rorty, "non è necessario presupporre un 'noi' permanente, un soggetto metafisico transtorico, per raccontare storie di progresso. Il solo 'noi' di cui abbiamo bisogno è locale e provvisorio: per 'noi' si deve intendere qualcosa di simile a 'noi socialdemocratici occidentali del xx secolo' ". Non c'è alcuna ragione per cui questo "noi" non debba continuare a premere per l' "utopia pragmatista" in cui tutte le opinioni e le opzioni verranno "discusse in incontri liberi e aperti". Questo obbiettivo non dipende da una "retorica rivoluzionaria di emancipazione e smascheramento", ma piuttosto "dalla retorica riformista sulla crescente tolleranza e la riduzione della sofferenza". Se accettiamo il primato dell'idea (relativista) di tolleranza, non c'è nulla che ci impedisca (a noi "socialdemocratici occidentali del xx secolo"
) di cercare di persuadere quanti più esseri umani possibile a unirsi a noi nell'impresa di realizzare una società mondiale basata su istituzioni liberali. Possiamo riuscire o no; la "natura umana" o "il senso morale del genere umano" non ci forniscono una base per imporre tale risultato agli altri. Ma si tratta di un obiettivo razionalmente difendibile.
Kumar, Krishan, Le nuove teorie del mondo contemporaneo. Dalla società post-industriale alla società post-moderna, Torino, Einaudi, 2000.
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