mercoledì 11 gennaio 2012

Hello world!


Hello world!

New structure and layout for this journey that began several years. A new look and a new blogging platform to continue to write and report articles, texts and readingsconcerning the world of architecture, city planning (understood in a way not onlytechnical but also or esclusivante). (Idlybrowse).

I thank those who followed me or read only once and those who greet you with so much optimism will continue to follow me and those who have been directed to this page for the first time.

Again, Hello world!


Christian Lo Mauro, Architect.


***
Ciao mondo!!

Nuova struttura e veste grafica per questo percorso iniziato diversi anni. Una nuova veste grafica e una nuova piattaforma di bloggin per continuare a trascrivere e segnalare articoli, testi e letture riguardanti il mondo dell’architettura, della città e della progettazione (intesa in maniera anche tecnica ma non solo o esclusivante). (Idlybrowse).

Ringrazio chi mi ha seguito o letto una sola volta e saluto con tanto ottimismo chi continuerà a seguirmi e chi è stato indirizzato a questa pagina per la prima volta.

Ripeto, Ciao mondo!!

Christian Lo Mauro, Architetto.

mercoledì 30 dicembre 2009

(We Are) The Road Crew

Another town another place,
Another girl, another face,
Another truck, another race,
I'm eating junk, feeling bad,
Another night, I'm going mad,
My woman's leaving, I feel sad,
But I just love the life I lead,
Another beer is what I need,
Another gig my ears bleed,
We Are The Road Crew
Another town I've left behind,
Another drink completely blind,
Another hotel I can't find,
Another backstage pass for you,
Another tube of super glue,
Another border to get through,
I'm driving like a maniac,
Driving way to hell and back,
Another room a case to pack,
We Are The Road Crew
Another hotel we can burn,
Another screw, another turn,
Another Europe map to learn,
Another truckstop on the way,
Another game that I can play,
Another word I learn to say,
Another blasted customs post,
Another bloody foreign coast,
Another set of scars to boast,
We Are The Road Crew.

Un'altra città un altro luogo,
Un'altra ragazza, un altro volto,
Un altro camion, un'altra gara,
Ingoiando spazzatura, sentendosi male,
Un'altra notte, io vado matto,
La mia donna è lontana, mi sento triste,
Ma amo la vita che conduco,
Un'altra birra è quello che mi serve,
Un altro concerto le mie orecchie sanguinano,
We Are The Road Crew
Un'altra città che mi sono lasciato dietro,
Un altro drink completamente al buio,
Un altro albergo che non riesco a trovare,
Un altro backstage-pass per voi,
Un altro tubetto di colla super,
Un'altra frontiera da passare,
Sto guidando come un pazzo,
Sulla strada per l'inferno e ritorno,
Un'altra stanza a caso da rifare,
We Are The Road Crew
Un altro hotel che siamo in grado di bruciare,
Un altro giro, un'altra volta,
Un'altra mappa dell'Europa da imparare,
Un’altra sosta sulla strada,
Un altro gioco che io possa giocare,
Un'altra parola che ho imparato a dire,
Un altro maledetto posto doganale,
Un’altra costa sanguinosa e straniera,
Un'altra serie di cicatrici per vantarmi,
We Are The Road Crew.

(Questo testo è stato automaticamente tradotto da Google Translate. ndb - nota del blogger)

Mothorhead, (We Are) The Road Crew, Ace of spade, Bronze, 8 novembre 1980.

sabato 14 novembre 2009

Sostenibilità: La semantica di un concetto sempre più astratto – Sustainability: the semantics of an increasingly abstract concept

I pannelli solari non sono sufficienti; il fattore estetico non basta; né, tantomeno, può essere determinante la tipologia costruttiva del luogo. "è nel rapporto di razionalità e di efficienza del progetto, nell'uso dei materiali, nel funzionamento dell'edificio, nei suoi consumi energetici e nel comfort qualitativo in cui si può individuare un manufatto sostenibile". L'architettura riscopre, cosi, nel Terzio millennio - ammesso che l'abbia mai dimenticata - la triade vitruviana allargata a saperi più ampi e trasversali.

La questione è controversa e ammette una pluralità di significati: qualcuno, in verità, non proprio appropriato. È di moda definire negli ambienti accademici lo sviluppo sostenibile come una forma di sviluppo che comprende, per l'appunto, il benessere economico delle città e delle comunità, in grado di non compromettere la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo, preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle risorse naturali che sono esauribili. L'obiettivo è mantenere una crescita e una produttività compatibile con l'equità sociale e gli ecosistemi; operante, quindi, in un regime di equilibrio ambientale. Fin qui un giudizio in parte condiviso. Ma il concetto va oltre: è sul termine di sostenibilità, sul suo significato più intimo, su cui si focalizza il dibattito. L'interrogativo si pone quando, per scelta o per comodità di linguaggio, si tenta, aiutati da una certa critica militante e dal potere dei media, di far passare tutto come oggetto sostenibile; o peggio, come prodotto in cui alla base del progetto rispondono logiche esclusivamente di carattere sostenibile. Ed è questo il filo conduttore su cui si è incentrato il seminario 'Sostenibilità e qualità dell'architettura', a cura della Facoltà di Architettura di Firenze; e, in particolare, dal dipartimento di Tipologia dell'Architettura e Design. Dipartimento dove, come osserva il professor Roberto Bologna, aumenta sempre di più lo spazio di confronto sul tema da parte dei docenti, sia in termini formativi che di ricerca, rappresentato da svariate sfaccettature nell'interpretazione semantica, espressa nei progetti esposti al Made. Sperimentazioni progettuali legate da una matrice comune capace di unire, per quanto possibile, nonostante le evidenti difficoltà di sintesi, il concetto di interrelazione e di significato trasversale tra i vari ambiti disciplinari connaturato nella sostenibilità. Punto condiviso dall'architetto Marco Sala, direttore del Centro Abita - (un acronimo che sta per Architettura, Bioecologia e Innovazione Tecnologica per l'Ambiente, ndr) - afferente allo stesso dipartimento scientifico. Il professore spinge l'acceleratore sulla necessità di distinguere - nodo cruciale dell'intera giornata di studio - il gusto per il nuovo, contaminato dalla moda e dalla speculazione, dall'uso corretto e non strumentale dell'architettura sostenibile. Il rischio, cresciuto in modo esponenziale negli ultimi dieci anni, è far diventare quest'ultima un mezzo per vendere a tutti i costi qualsiasi tipo di prodotto. "Non vorrei - commenta - che la parola perda la sua definizione e tutti definiscano le proprie azioni come progetti sostenibili. Evidentemente c'è un vizio di forma". Da qui la necessità di una riflessione per sgombrare il campo dal possibili equivoci. "Un'architettura sostenibile non è un’architettura diversa dalle altre. Non è che, guardando un progetto, lo si possa considerare a priori come sostenibile, perché magari ha introdotto il tetto a punta o la serra posizionata sul davanti. L'aspetto estetico e visivo non sono sinonimo di sostenibilità. E questo è già un distinguo, seppur non assoluto e totale. In alcuni casi, la sostenibilità può emergere nel processo progettuale con maggiore forza, divenendone la matrice del progetto. Ma non è scontato che questo avvenga sempre". "Né, tantomeno, - spiega il professor Sala, nonostante gli spot fieristici coprano la sua voce, senza per nulla distogliere l'attenzione dei presenti - la sostenibilità la si trova nell'architettura appartenente ad un certo regionalismo, sebbene nel passato l'utilizzo di tipologie e materiali di una determinata realtà geografica hanno normalizzato forme architettoniche che interpretavano la sostenibilità della costruzione, riferendosi ai simboli del luogo, come la cattedrale, il castello, o la torre". E la sostenibilità non si può nemmeno farla evincere dai pannelli solari o delle vernici che avvolgono l'edificio con l'intento di non compromettere l'ambiente. "Piuttosto la risposta all'interrogativo iniziale va ricercata in una pluralità di valori: nel rapporto di razionalità e di efficienza del progetto, nel funzionamento dell'edificio, nei suoi consumi energetici, nel legame che si instaura con il contesto, evitando l'uso di risorse improprie, e conferendo un comfort, non solo inteso in senso termo-idrometrico, ma di tipo qualitativo all’interno degli spazi, realizzati nel modo più naturale possibile". Fondamentali i materiali impiegati. Materiali che, nella loro applicazione, consentono di riscoprire il fattore identitario e la testimonianza storica del luogo individuato per l'intervento. 'La pietra e la sostenibilità', il seminario proposto e curato da ALA Assoarchitetti e dal Centro Servizi Marmo, con Bruno Gabbiani, Grazia Signori ed Enzo Eusebi, ha voluto indicare un percorso alternativo. Un iter che affonda, tuttavia, le sue radici nel passato, analizzando brani di città o centri urbani, perfino nelle forme più arcaiche - in quanto archetipi della futura struttura urbana - che hanno, di fatto, attraversato i secoli, in cui il reciproco equilibro tra realtà costruita e coesione sociale si configurano come espressione immancabile del paradigma conoscitivo. E proprio nella sostenibilità si riscopre, allargata a saperi sempre più ampi, come ha sottolineato il professor Sala, la triade vitruviana, ripresa nell’Umanesimo da Leon Battista Alberti, quali la 'Firmitas', la 'Venustas' e l"Utilitas', adoperate come parametri per la costruzione degli edifici, siano essi palazzi o qualsiasi altra architettura. Edifici e non solo. Oggi la città, il più grande manufatto umano, colpita da fenomeni di implosione interna che compromettono la sua stabilità, chiede regole certe per la qualità di chi la vive.

È il messaggio che arriva dal seminario 'Valle Giulia didattica e ricerca: la città sostenibile', a cura della stessa Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza di Roma, con l'intervento dei professori Federico De Matteis e Carola Clemente; che, peraltro, hanno partecipato, nella sessione pomeridiana, all'incontro: 'URBACT, European programme for urban sustainable development'. Lo sguardo è puntato sulla 'Città Eterna' nell'era del ventunesimo secolo; sulla sua riorganizzazione e sull'evoluzione tra centro ed agglomerati suburbani, lasciandosi alle spalle episodi come il 'Corviale': figlio legittimo di una politica approssimativa scaturita dal fabbisogno residenziale nell'immediato Dopoguerra. Caso di studio, il quartiere Tragliatella alle porte della grande metropoli laziale. Qui gli studenti, in maniera empirica ma assai attenta - la stessa impiegata negli interventi del tutto spontanei per migliorare, nell'assoluta carenza di mezzi, gli edifici fatiscenti della Facoltà progettata da Enrico Del Debbio - propongono spazi aggregativi e poli di sviluppo abitativo, applicando una tipologia minimalista, fatta di elementi semplici e di materiali, come il legno, che evocano il contesto del luogo. Concetto di Sostenibilità che trova la sua dimensione anche nel Design dei prodotti. Se n'è discusso a 'Progettare il Design', a cura di Design for All, con Marcella Gabbiani dell’Istituto Italiano per il Design rivolto a soggetti diversamente abili - (lidd, ndr) - e da Vittorio Veggetti, amministratore delegato della Citterio Spa. È da tempo in atto - chiarisce l’architetto Veggetti - un’azione di ripensamento sul valore delle nuove tematiche introdotte che incidono sui prodotti, ritornando alla funzione iniziale del Design, in cui mobili e oggetti erano di qualità, pensati in maniera semplice e privi di orpelli, con un costo accessibile a tutti. Le diverse declinazioni commerciali hanno fatto perdere di vista l'obiettivo. Il tentativo che avviene oggi in azienda è riportare il tutto a una dimensione più concreta. Forma e concetto - quello che genera l'idea - devono mirare alla sostanza, collocando sul mercato oggetti funzionali con prezzi contenuti. Una sfida biunivoca che va rivolta ai designer e ai progettisti".

The solar panels are not enough, the aesthetic factor is not enough, nor even less can be crucial to the construction type of the place. "is in the relationship of rationality and efficiency of the project, use of materials, operation of the building, its energy consumption in the comfort and quality where you can locate a manufactured sustainable." Architecture rediscovers, so, in the Third Millennium - if he ever forgotten - the Vitruvian triad expanded to wider knowledge and transversal.

The issue is contentious, and admits a variety of meanings: some, indeed, not quite appropriate. It is fashionable in academia to define sustainable development as a form of development that includes, for precisely the economic welfare of cities and communities, can not compromise the ability of future generations to continue the development, preserving the quality and the amount of assets and natural resources are exhaustible. The goal is to maintain growth and output compatible with social equity and ecosystems, operating, therefore, in a system of environmental balance. So far a trial in part shared. But the concept goes further: it is about the term sustainability, its inner meaning, which focuses the discussion. This question is when, by choice or for ease of reference, you try, aided by some criticism from activists and media power, to pass the whole object sustainable or worse, as a product in which to meet the project only logical character development. And this is the thread on which the workshop focused 'Sustainability and Quality of architecture', by the Faculty of Architecture of Florence, and in particular the Department of Architecture and Type Design. Department where, as noted by Professor Roberto Bologna, increasing more and more space for comparison on the part of teachers, both in training and research, represented by various facets of semantic interpretation, as expressed in the projects on display at the Made. Design experimentation linked by a common matrix capable of combining, wherever possible, despite the obvious difficulties of synthesis, the concept and meaning of interrelation between the various cross-disciplinary fields inherent in sustainability. Point shared by Marco Sala, director of the residential area - (an acronym for Architecture, bio-ecological and Technological Innovation for the Environment, ed) - housed within the same department of science. The teacher pushes the throttle on the need to distinguish - the crux of the entire study day - the taste for the new, contaminated by fashion and speculation, and not from the correct instrument of sustainable architecture. The risk increased exponentially over the last ten years, is to make it a means to sell at all costs any type of product. "I would not - comment - that the word loses its definition and all define their actions as sustainable projects. Obviously there is a defect of form." Hence the need for reflection to clear the field from possible misunderstandings. "Sustainable architecture is an architecture different from the others. It's not that, looking at a project, it can be presumed to be sustainable, because maybe introduced the roof edge or the greenhouse located on the front. The appearance and visual are not synonymous with sustainability. And this is already a difference, albeit not absolute and total. In some cases, sustainability may emerge more strongly in the design process, becoming the matrix of the project. But there is no guarantee that this always happen . ", Let alone - says Professor Sala, despite the commercials exhibition covering his voice, without in any way distract the attention of those present - Sustainability in architecture is found belonging to a certain regionalism, although in the past using of types and materials of a particular geographic reality standardized architectural forms that have interpreted the sustainability of the building, referring to the symbols of the place, like the cathedral, castle, or tower. And sustainability, one can not infer it from solar panels or coatings that wrap the building with the intent of not compromising the environment. "Rather early the answer to be found in a plurality of values in the relationship of rationality and efficiency of the project, the operation of the building, its energy consumption, the bond established with the context and avoid using Resource improper, and giving comfort, not only understood in the sense thermo-hydrometer, but qualitative in space, realized the most natural way possible. " Fundamental materials used. Materials which, in their application, to uncover the factor of identity and the historical record of the place identified for intervention. 'The stone and sustainability', the seminar brought and maintained by ALA Assoarchitetti and Service Center Marble, with Bruno Gabbiani, thank you and Enzo Eusebi, wanted to indicate an alternative route. A process that is sinking, however, rooted in the past, analyzing pieces of towns or cities, even in the most archaic - as archetypes of the future urban structure - which, in fact, through the ages, where mutual balance built between reality and social cohesion are configured as inevitable expression of the paradigm of knowledge. And sustainability is rediscovering itself, extended to ever wider knowledge, as pointed out by Professor Hall, the Vitruvian triad, taken humanism by Leon Battista Alberti, whose 'firmitas', the' Venustas' el "Utilitas', used as parameters for the construction of buildings, be they buildings or any other architecture. Buildings and more. Today the city, the largest man-made products where the internal implosion of phenomena that undermine its stability, claims firm rules for the quality of who lives it.
It is the message coming from the workshop 'Valle Giulia teaching and research: the sustainable city', by the same Faculty of Architecture at La Sapienza University of Rome, with the intervention of Professor Federico De Matteis and Carola Clemente, who, moreover, have participated in the afternoon session, the meeting: 'URBACT, European program for urban sustainable development'. The eye is pointed at the 'Eternal City' era of the twenty first century on its reorganization and evolution between central and suburban clusters, leaving behind events like the 'Corviale': the legitimate son of a policy resulted from rough housing needs in 'after the war. Case study, the district Tragliatella the gates of the great metropolis of Latium. Here students, but empirically very careful - the same used in the interventions to improve spontaneously, in the absolute lack of resources, the dilapidated buildings of the Faculty designed by Enrico Del Debbi - offering space, acquisitions and areas of housing development by applying a minimalist type, made of simple elements and materials, like wood, evoking the context of the site. Concept of sustainability that finds its dimension in design of products. He's discussed on 'Designing Design', curated by Design for All, with Marcella Gabbiani Italian Institute for Design directed to persons with disabilities - (Lydda, ed) - and by Vittorio Veggetti, CEO of Citterio Spa is well under way - explains architect Veggetti - action to reconsider the value of the new themes introduced which affect the products, returning to the initial function of Design, where furniture and items were of low quality, designed in a simple and devoid of frills, at a cost affordable to all. The different commercial variations did lose sight of the goal. The attempt is happening today in business is to bring the whole to a more concrete dimension. Form and concept - one that generates the idea - they must seek the substance put on the market, functional objects with low prices. A challenge that must be paid to two-way designers and engineers. "

(This text has been automatically translated by Google Translate. ndb - note from blogger)

Di Meo, Elviro, Sostenibilità: La semantica di un concetto sempre più astratto – Sustainability: the semantics of an increasingly abstract concept, OFARCH n. 108, Design Diffusion Edizioni, Milano maggio/giugno 2009.

domenica 5 luglio 2009

The observation tower in Mur Park in Austria – La torre osservatorio del parco del Mur in Austria.

L’architettura è un gioco magico. Dentro di sé riassume il divertimento del pensiero, il rispetto per il luogo che la ospita, lo spirito della geometria e la grazia dell’eleganza.

Come si fa a costruire una torre all’interno di un parco fluviale?

Come si può risolvere con delicatezza il tema, di per sè grave, quasi arrogante della torre? Semplice. Manifestandosi come un magico gioco. Allora nulla ha più una importanza; nulla è più poveramente etico e mediocremente funzionale. Il gioco riesce a vincere sulla realtà di modo che il visitatore resti estasiato e, in quell’estasi, si spieghi una presenza così ingombrante, ottimista, fuori dalla misura. Non ha importanza la materia che le dà forma, ne – tanto meno – le sue dimensioni. Il materiale diventa puro strumento di espressione di un’emozione. Si astrae dalla realtà diventando il simulacro di un sentimento, lo strumento di realizzazione di un sogno. E’ fondamentale, al contrario, che esso non riveli la minima volontà di mimesi… altrimenti il gioco, ingenuo, fragile ed elegante si spezza. Deve apparire con sincerità e invecchiare con dignità, perché un gioco magico non invecchia. Le sue dimensioni sono semplicemente quelle necessarie affinché il gioco si esprima. Non un centimetro più, né uno in meno. Al suo interno la magia deve prendere vita comodamente, se ciò accade non sembrerà gratuitamente grande né ridicolmente piccolo ma, piuttosto, efficace e magicamente discreto.

Il gioco dell’architettura è, in sé narrativo. Le regole fruitive sono, in quei casi, molto chiare, di più… sono regole che, ad un tempo, narrano una storia e danno vita alla forma. Se, dunque, ho bisogno di far andare una persona a trenta metri sul livello del suolo, conviene che sul cammino che percorrerà centri la mia architettura, che quel percorso sia l’asse del mio racconto e quello concettuale del mio progetto. In quel modo il camminamento dà vita alla forma e diventa chiave fruitiva dell’opera. Godo della forma quando la osservo, mentre la agisco quando l’ho riassunta, essendo arrivato in cima. Questi i presupposti che sembra strutturare il progetto della torre osservatorio del parco fluviale del Mur in Austria, dello studio degli architetti Loenhart e Mayr, che verrà conclusa il prossimo Maggio.

La torre avrà una funzione di osservatorio scientifico della fauna e della natura circostanti. Sarà la meta dei visitatori del parco che vogliono guardare la natura da un punto di vista inconsueto e, infine, sarà una splendida scultura che, con l’arte del contrappunto, aderirà perfettamente al sito naturale. … . Il gioco dei tiranti e dei puntoni acquista un ritmo leggero e seriale che ci riporta alle opere d’arte – la colonna infinita di Brancusi per fare un esempio –, che trovano un rapporto diretto, di opposizione, con la natura il momento di massima, civile, equilibrata espressione.

Architecture is a magical game. It contains all the enjoyable aspect of though, respect for its surroundings, the spirit of geometry and the grace of elegance.

How can a tower be constructed testefully inside a fluvial park?

How is possible to delicately resolve the serious, almost arrogant issue of the tower? The answer simple. Through a magical game. Nothing else is important; there is nothing more poorly ethical anf only minimally functional. The game can overcome fashionable realities that astonish the visitors; in their enthusiasm, they can explain the meaning of such a large-scale bulky and optimistic entity. Neither the matherial used in the construction nor the dimensions are of any importance. The  material is simply an instrument used to express an emotion. It is detached from reality and defines an image, the instrument used to create a dream. On the contrary, it must not attempt to hide away, otherwise the game, this innocent, fragile and elegant game, will be suspended. It must appear with sincerity and age with dignity because a magical game never grows old. Its dimansions are calibrated to the expression of the game. Not a centimeter more and not one less. Inside, the magic must accept life as it finds it, and when this happens, the result will not be gratuitosly large nor ridiculously small. but more probably, it will be efficacious and magically discrete.

Architecture is a narrative discipline. The rules are very clear; but more than that, they are rules that tell a story and give life to the shape. If  I need to transport a person to 30 meters above ground, my architecture should be a part of his climb, the pathway is the axsis of my story, the comcept the core of my project. In this way, movment injects life into the shapes and becomes the key element in the project’s purpose. I enjoy the shape when I observe it, when I interact with it, when I have summarized it, when we arrive at the top. These are the essential foundations that define the observation tower in the Mur fluvial park in Austria. It was designed by the studio of architects Loenhart and Mayr and will be terminated in May of this year.

The tower will be used for the scientific observation of the fauna and the surrounding habitat. It will be an attraction for visitors to the park who wish to observe nature from an unusual angle and ultimetely will be a splendid sculpture which will be the ideal contrasting addition to the natural landscape. … The stays and uprights produce a gentle uniform rhythm which orients us to the works of art – the Infinite Column by Brancusi for example; these identified a moment of maximum, civilized and well-balanced definition in the direct and contrasting relationship with nature.

Giordano, Maurizio, Il gioco magico della geometria – The magical effects of geometry, OFARCH n. 108, Design Diffusion Edizioni, Milano maggio/giugno 2009.

martedì 23 dicembre 2008

vertigo

di solito in vespa mi sento prendere da una leggera vertigine...
per un attimo ho coscienza dell'estensione del mio corpo sociale; in quell'istante (sono le 8.30 del mattino) mi si configurano i tracciati, le traiettorie di tutte le persone che conosco e per i quali provo affetto, oppure semplice simpatia, che si muovono in quel determinato momento (ognuno per le sue ragioni e indipendentemente dagli altri ovviamente), un territorio vasto, dall'australia alla punta estrema della francia sull'atlantico passando da chi avevo appena salutato pochi minuti prima e da chi avrei incontrato da lì a poco più di un'ora.

lunedì 3 novembre 2008

Richard Rorty

... . Poichè non c'è alcun soggetto comune o universale della storia umana, non può esserci neppure una "storia dell'umanità universale". Esistono solo culture locali, e ciascuna di esse è caratterizzata da pratiche e credenze incomprensibili a ogni altra e forse anche incompatibili.
Sennonchè, come afferma il pragmatista deweyano Rorty, "non è necessario presupporre un 'noi' permanente, un soggetto metafisico transtorico, per raccontare storie di progresso. Il solo 'noi' di cui abbiamo bisogno è locale e provvisorio: per 'noi' si deve intendere qualcosa di simile a 'noi socialdemocratici occidentali del xx secolo' ". Non c'è alcuna ragione per cui questo "noi" non debba continuare a premere per l' "utopia pragmatista" in cui tutte le opinioni e le opzioni verranno "discusse in incontri liberi e aperti". Questo obbiettivo non dipende da una "retorica rivoluzionaria di emancipazione e smascheramento", ma piuttosto "dalla retorica riformista sulla crescente tolleranza e la riduzione della sofferenza". Se accettiamo il primato dell'idea (relativista) di tolleranza, non c'è nulla che ci impedisca (a noi "
socialdemocratici occidentali del xx secolo") di cercare di persuadere quanti più esseri umani possibile a unirsi a noi nell'impresa di realizzare una società mondiale basata su istituzioni liberali. Possiamo riuscire o no; la "natura umana" o "il senso morale del genere umano" non ci forniscono una base per imporre tale risultato agli altri. Ma si tratta di un obiettivo razionalmente difendibile.

Kumar, Krishan, Le nuove teorie del mondo contemporaneo. Dalla società post-industriale alla società post-moderna, Torino, Einaudi, 2000.

mercoledì 16 luglio 2008

la questione della dimensione

In prima istanza la disciplina del progetto sembra prescindere dalla dimensione o dalla scala dell'oggetto disegnato, come se lo spazio, le regole compositive, tecnologiche e costruttive fossero una costante indipendente o relativa rispetto alla consistenza dell'oggetto progettato. Viceversa la contemporaneità ha dimostrato che l'ipotesi dell'indifferenza, elemento costitutivo del pensiero moderno, conduce verso una banale semplificazione delle differenze logiche e tipologiche dell'abitare poichè annulla, oltre il valore del tempo e della storia (l'idea della tradizione), il contributo di ogni scarto geografico (il concetto di luogo). In particolare il celebre assunto gropiusiano per cui sul piano metodologico il progetto costituisce un'invariante rispetto alle dimensioni al contorno restando fedele e costante al variare della scala di intervento (dal cucchiaio alla città), non definisce soltando il senso di un'utopia inutile quanto il centro di un'atopia dannosa e ormai unanimamente rifiutata.
oggi quell'ipotesi totalizzante e suggestiva appare sepolta, oltre dal peso delle 1344 pagine dell'argenteo tomo koolhaasiano concepito in opposizione diretta all'idea dell'invariante scalare (è ovvio che Small, Medium, Large ed Extra Large, significano "altro" rispetto ai paragrafi del volume), dalla pratica quotidiana del progetto e dalla specificità disciplinare che nel corso del tempo si è spontaneamente organizzata anche in relazione alla "grandezza" dell'intervento. Certamente in coincidenza di cambiamenti epocali, pensiamo ai primi anni del ventesimo secolo, e in presenza di particolari e straordinarie figure, Le Corbusier su tutti, ad uno stesso autore era riconosciuta attribuzione di merito sia nel disegno di una chaise longue (la celebre LC4 del 1928) sia nell'impostazione di una nuova struttura urbana (Chandigarh, progetto del 1951), tuttavia, tale opportunità rientrava in una volontà ed un pensiero che, come ricordato, risultano superati dagli eventi e dalle circostanze che rendono ogni agire universale "inadatto", o meglio, "fuori luogo" rispetto alla complessità del presente.
Non si tratta di un semplice problema di rappresentazione della realtà, quanto di interpretazione e consuetudine operativa derivante dal livello delle questioni da affrontare oltre che di una attitudine del progetto a confrontarsi in maniera appropriata alla scala dei problemi e delle tematiche logico-costruttive sottese.
Nel presente appare acclarato che l'industrial design, l'architettura ed il paesaggio, sia urbano che naturale (ciò che un tempo si chiamava urbanistica), costituiscano ambiti affini ma costitutivamente e disciplinarmente diversi, mentre appare meno evidente tale differenza quando la scala di intervento passa dalla casa all'edificio, fino al progetto urbano, consideratia ancora oggi appannaggio di uno stesso procedimento cognitivo. Ciò non sottintende una scalarità di merito - il Saccello Rucellai non è meno importante, sul piano della composizione architettonica, del pensiero e dell'esperienza albertiana, dell'omonimo Palazzo - semmai una scalarità metodologica, nel senso di una diversa e variata soglia di attenzione e valutazione delle condizioni di lavoro.
Da questo punto di vista le architetture a piccola scala mostrano senza possibilità di compromesso l'importanza dell'uso della materia e della tecnica costruttiva, l'attenzione nell'assemblaggio, nella scelta della grana e della tattilità dei materiali, l'impossibilità di commettere errori o indecisioni nelle scelte da adottare poichè ogni elemento deve risultare sempre equilibrato e coerente indipendentemente dal livello di dettaglio, poichè, evidentemente, la parte e il tutto, risultando compresse e talvolta coincidenti, interpretano un assieme facilmente comprensibile e comparabile con la scala umana e con l'agire quotidiano oltre a consentire un tempo di costruzione e di reazione, contenuto e valutabile. E' questo contributo disciplinare che fa dei piccoli progetti un grande laboratorio di idee e spreimentazione, una sintesi compiuta tra strumenti e mezzi, un'opportunità di comprensione diretta del pensiero.

Marco, Casamonti, La questione della dimensione, area - rivista di architettura e arti del progetto, maggio/giugno 2008, n. 86.